Alex Bellini – Rematore Transoceanico Solitario
Per me il viaggio inizia quando finiscono le certezze ed, in mare, le certezze sopravvivono solo qualche secondo dopo aver perso di vista la terra.
Ho navigato attraverso il Pacifico per dieci mesi e oltre diciassette mila chilometri, pari ad un terzo della circonferenza del nostro pianeta. Da solo e senza mai avvistare una costa.
La mia navigazione, elogio alla lentezza in un mondo dai ritmi frenetici, è presto diventata un lungo viaggio non solo verso la meta, una destinazione geografica, ma anche e soprattutto verso una nuova consapevolezza di me stesso.
Viaggiando non si rimane mai gli stessi, questa è la mia unica certezza.
In movimento prendiamo la forma dell’ambiente che ci ospita e nel mare vediamo riflessi noi stessi. Sui nostri visi compaiono i segni delle fatiche, dei tanti chilometri fatti e quelli ancora da fare. Con il susseguirsi di giorni sempre uguali tra di loro, l’uomo, affrontando se stesso nell’immensità, riacquista il suo posto nella natura. Il mare ci entra dentro e torna ad essere un tutt’uno con il nostro io più profondo.
Viaggiando ci si scopre sempre una persona molto differente da quella che pensavamo di essere.
Parto ogni volta con la certezza di potercela fare, che se esiste un uomo al mondo in grado superare “l’impossibile” quello sono io. Una volta solo, però, con tutte le mie paure e le mie incertezze, comuni ad ogni essere umano, mi rendo conto che la mia era solo una grande illusione, fondamentale però per permettermi di prendere il largo.
L’illusione di essere un animale raro, con quel qualcosa in più rispetto a tutti gli altri, sbiadisce ad ogni colpo di vento sulla tuga della mia barca. Cadono le molte maschere che mi porto appresso e la mia vera natura emerge senza limiti.
Non c’è certezza in quello che faccio, ogni onda potrebbe nascondere l’ultimo secondo di vita, dietro ogni calare del sole una notte in cui mi potrei perdere.
Il senso più profondo del viaggio lo riscopro proprio in quegli attimi, lontano migliaia di chilometri dal primo essere umano ed il piacere di perdersi per poi ritrovarsi è talmente emozionante che non trovo le parole per descriverlo.
Nelle mie mani, un GPS, non rappresenta più solo un valido strumento di navigazione. Tra me e lo strumento nasce infatti un rapporto molto più profondo. Lo rispetto e mi ci affido completamente. L’affidabilità, in ogni condizione, deve essere totale.
E’ ciò che mi da un riferimento, mi restituisce l’immagine di me nel mondo, senso dello spazio e della velocità. E’ ciò che assieme agli astri e ai fenomeni naturali quali albe e tramonti,
mi sa indicare la strada per tornare a casa.





