Carla Perrotti - Viaggiatrice
Chiarisco da subito come la penso: per la mia attività il GPS è indispensabile. Uno strumento fondamentale senza il quale non avrei potuto fare quello che ho fatto, e che è sempre al centro dei miei progetti futuri.
In particolare nell’ultima esperienza “Nuove frontiere” dove ho attraversato il deserto bianco in Egitto (250 chilometri a piedi) in compagnia di Fabio Pasinetti, maratoneta e non vedente, il navigatore satellitare è stato indispensabile per individuare i punti di rifornimento dell’acqua che il mio team di supporto mi allestiva.
Senza di quello non avremmo potuto compiere quest’impresa. Una chiamata al telefono satellitare ci dava le coordinate esatte che io impostavo sull’Oregon. Nell’arco di pochi secondi calcolava la rotta e via, lui ci portava a destinazione con una precisione “al metro”. Fantastico. Credetemi non è facile trovare il rifornimento segnalato da una piccola bandiera nell’infinito mare di sabbia del deserto!
Lo posso dire anche alla luce della mia più che decennale esperienza con Garmin, che risale al 1994 quando attraversai in solitaria il deserto Boliviano del Salar de Uyuni, il più vasto e il più alto bacino salato della terra, 10.000 chilometri quadrati di crosta salata a 3.700 metri di altezza. Ricordo che i primi GPS erano pesanti e ingombranti, e anche un po’ difficili da maneggiare, ma si era all’inizio della tecnologia satellitare. Oggi invece è stupefacente quanto l’Oregon sia leggero (e per me la leggerezza è una qualità straordinaria) e potente. O meglio, più che potente apprezzo particolarmente l’affidabilità, perché come si capirà facilmente, la mia sopravvivenza nel deserto dipende dalla sicurezza dello strumento. Io devo avere la massima fiducia nel mio GPS.
Le ultime versioni di GPS Garmin, poi, hanno anche una maggiore “intelligenza” nel senso che ti seguono nella navigazione come una vera guida: per esempio quando dovevo aggirare una duna, il ricalcolo del percorso era veloce e preciso. Si, ora lo posso dire: i navigatori Garmin sono miei amici, anche quando giro per le vie di Milano, ma questa è un’altra storia.





