dottor Gabriele Rosa, Cardiologo Specializzato in Medicina dello Sport
Oltre vent’anni fa ho avuto l’intuizione di “lavorare” con quello straordinario mondo del podismo keniano, giovani talenti portati in modo naturale per la corsa, un gesto così bello e affascinante che ne restai ammaliato.
Da allora ho lavorato con decine e decine di atleti e alcuni di questi mi hanno dato grandi soddisfazioni: qualche medaglia olimpica della più bella delle gare a cinque cerchi, la maratona, ma tanti successi nelle più prestigiose competizioni internazionali sui 42
Km.
Se gli allori danno soddisfazione vi è da dire che il percorso che ci ha portato ai podi olimpici spesso è stato difficoltoso, soprattutto sul piano culturale.
Una delle difficoltà che da sempre riscontriamo nel relazionarci con i nostri tecnici e gli atleti del Kenia è il diverso approccio ai due parametri base della nostra attività: la distanza e il tempo. Da loro questi due elementi base non sono affatto “prioritari” come da noi. A volte infatti, gli atleti dicevano di aver corso una certa distanza ma poi il riscontro oggettivo diceva ben altro.
Ricordo ancora quando andavo in Kenia e misuravo io stesso alcuni tracciati con la rotella ma oggi per fortuna, la tecnologia ci è venuta in contro.
Da alcune stagioni, infatti, il nostro team di atleti utilizza la strumentazione Forerunner di Garmin e grazie alla tecnologia satellitare oggi possiamo dire di vantare un’esperienza che va la di là degli aspetti agonistici.
Infatti, ritengo che i vantaggi derivanti dall’utilizzo dei navigatori e cardiofrequenzimetri Garmin possano essere valutati su tre categorie di utenti.
Per quanto concerne l’attività agonistica di alto livello noi sappiamo esattamente quanta distanza ha percorso ogni nostro atleta nel corso dei 13 allenamenti settimanali e a quale andatura. In altre parole abbiamo un controllo dell’atleta anche quando questo non può allenarsi nei campi da noi allestiti e deve spostarsi, magari per ragioni familiari, in un altro luogo. Il team Rosa Associati, infatti, è composto da oltre 150 atleti provenienti da varie regioni del Kenia, e questo comporta un impegno non solo in termini di sforzo nel seguire e capire il singolo maratoneta, ma anche doverlo gestire nella quotidianità di trasferte per competizioni o per impegni extra agonistici.
Vi è poi una seconda ragione del perché si può (o si deve) usare un Forerunner con soddisfazione e questo riguarda il mondo degli amatori: un appassionato di corsa può sapere con precisione molte informazioni del suo allenamento, come distanza, andatura, dislivello, e tanti altri elementi che arricchiscono la vita di un amatore soprattutto quando si confronta con gli amici del club o con altri appassionati.
Infine c’è il terzo e ultimo elemento a cui sono particolarmente affezionato e che mi riporta alla mia attività di medico, prima ancora di allenatore. Vi sono due patologie che stanno sempre più affliggendo la società occidentale e queste sono l’obesità e il diabete. Per lottare contro queste malattie non è sufficiente invitare le persone a sottostare ad una dieta o a fare più movimento, ma è importante dir loro come e quanto movimento fare. In questo caso il Forerunner consiglia la persona sull’andatura e sulla frequenza cardiaca da tenere: una sorta di allenatore personale sempre al proprio fianco. Dobbiamo promuovere una cultura dello star bene che si basa sull’attività motoria consapevole e ragionata perché la qualità della vita delle persone dipende anche dalla salute che siamo in grado di preservare.
E questo, mi sia consentito, è forse la maratona più importante da vincere.




